Vale per qualunque apertura in un muro portante: una porta, un passaggio tra due stanze, un varco ampio per unire cucina e soggiorno. Cambiano le dimensioni e la soluzione, non il metodo. Prima si capisce quanto lavora la parete, poi si decide come sostituire la parte che viene tolta.

Come capire se un muro è portante

Un muro è portante quando sostiene altro oltre a se stesso: i solai, il tetto, le pareti dei piani superiori. Lo spessore è un indizio, non una prova. In un edificio in muratura anche una parete sottile può reggere un solaio. In un edificio con telaio in cemento armato, invece, portano travi e pilastri, e molte pareti spesse sono solo di chiusura.

Gli indizi utili sono tre: la posizione della parete rispetto ai solai, la direzione in cui i solai appoggiano, la continuità del muro ai piani sopra e sotto. La certezza arriva dai disegni strutturali originali, quando esistono, e dal rilievo diretto. Negli edifici meno recenti i disegni spesso mancano: resta il rilievo.

Stabilire se un muro è portante non è una stima a occhio: è il primo risultato del rilievo.

Da cosa dipende la fattibilità

Prima di dire se e come si può intervenire, vanno valutati alcuni elementi specifici dell’edificio:

  • Il carico che la parete sostiene — quanti piani ha sopra, che tipo di solaio poggia su di essa.
  • Lo spessore e il materiale della parete — muratura piena, forata, mista, cemento armato: ogni tipo si comporta diversamente.
  • La presenza di aperture vicine — un varco troppo vicino a un’altra apertura può indebolire eccessivamente la struttura residua.
  • La zona sismica — incide sul dimensionamento della soluzione e sulla necessità del deposito sismico.

Quanto si può aprire un muro portante

Non esiste una misura valida per tutti gli edifici. La larghezza possibile dipende dal rapporto tra il varco e la parete che resta, e da quanto quella parete contribuisce a tenere fermo l’edificio quando arrivano spinte orizzontali, come quelle di un terremoto.

Le Norme Tecniche per le Costruzioni (DM 17 gennaio 2018, capitolo 8) distinguono tre tipi di intervento sugli edifici esistenti: riparazione o intervento locale, miglioramento, adeguamento. L’apertura di un vano in una parete in muratura può restare un intervento locale. La Circolare n. 7 del 2019, al paragrafo C8.4.1, pone però una condizione: va dimostrato che, con i rinforzi previsti, rigidezza, resistenza alle azioni orizzontali e capacità di deformazione non cambiano in modo significativo.

In pratica, più il varco è largo rispetto alla parete, più è difficile restare dentro l’intervento locale. Quando il comportamento della parete cambia, la verifica non riguarda più solo quel muro ma una parte più ampia della struttura. È il calcolo a dirlo, caso per caso.

Le soluzioni tecniche più comuni

Portale in acciaio. Una struttura autoportante (travi e piantane) che scarica il peso della muratura soprastante direttamente a terra spesso tramite una fondazione dedicata, aggirando il varco. È spesso la soluzione più efficace quando serve un’apertura ampia o quando lo spazio sopra il varco è limitato.

Cerchiatura. Un telaio metallico che circonda l’apertura, irrigidendo i bordi del varco. Più adatta ad aperture di dimensioni contenute, dove non serve un trasferimento di carico importante.

A Rivolta d’Adda, in un edificio dei primi del Novecento, il muro da aprire era spesso circa 50 cm. Lì il portale in acciaio è stato costruito come due portali affiancati, con due travi e due piantane (i montanti verticali). Così sostiene tutta la base del muro superiore e riduce l’altezza richiesta sotto la trave.

Portale in acciaio con trave e piantane inserito in un muro portante a Rivolta d'Adda

Come si procede

Il primo passo è sempre un rilievo puntuale della parete e della struttura circostante, seguito dal calcolo dei carichi in gioco. Solo a quel punto si sceglie la soluzione tecnica — profilo, dimensionamento, tipo di appoggi — e si predispone il progetto per l’eventuale deposito sismico, quando previsto. Il cantiere richiede sempre un puntellamento provvisorio della muratura prima di procedere al taglio.

Rilievo, calcolo, progetto del portale o della cerchiatura, pratiche e direzione dei lavori rientrano negli interventi su edifici esistenti che seguo di persona, dal sopralluogo alla fine del cantiere. L’impresa esegue quello che il progetto prevede: profili, appoggi e ordine dei tagli non si decidono sul posto.

Permessi e pratiche per aprire un muro portante

Un’apertura in un muro portante tocca due piani diversi: quello edilizio, che riguarda il Comune, e quello strutturale. Sono pratiche distinte e servono entrambe prima di iniziare.

PassaggioA cosa serveQuando serve
Titolo edilizioAutorizza l’intervento. Per la manutenzione straordinaria sulle parti strutturali il Testo Unico dell’Edilizia prevede la SCIA (art. 22 DPR 380/2001)Sempre, da inquadrare con il Comune
Pratica sismicaDeposito o autorizzazione del progetto strutturaleSecondo la zona sismica del Comune e il tipo di intervento
Autorizzazione della SoprintendenzaVerifica la compatibilità con il vincolo (D.Lgs. 42/2004)Solo per gli edifici vincolati
Direzione dei lavori strutturaliControlla che l’opera sia eseguita come da progettoPer tutta la durata del cantiere

In Lombardia anche la pratica sismica si presenta allo sportello unico del Comune, in formato elettronico (L.R. 33/2015). Prassi e tempi di risposta cambiano da un Comune all’altro: quello che vale in un Comune non vale per forza in quello accanto.

Sanare un’apertura già fatta in un muro portante

Capita di trovare un varco aperto anni prima, senza titolo e senza calcolo. Spesso emerge alla vigilia di una vendita. In questi casi la regolarizzazione urbanistica da sola non basta. Quando la difformità tocca un elemento portante, la sanatoria edilizia va accompagnata da una relazione tecnica sulla sicurezza statica. Prima si verifica se quello che c’è regge, poi si deposita la pratica.

Domande frequenti

Serve sempre il deposito sismico per aprire un varco?

Nella maggior parte dei casi sì, trattandosi di una modifica a un elemento strutturale. La necessità va comunque verificata caso per caso.

Quanto tempo richiede un intervento di questo tipo?

Dipende dalla complessità: dal rilievo iniziale al collaudo finale, tra progettazione, eventuali autorizzazioni e cantiere, un’apertura in parete portante richiede in genere alcune settimane, non giorni.

Si può fare in un edificio storico o vincolato?

Sì, quando la soluzione tecnica è compatibile con i vincoli della Soprintendenza. Va valutato insieme, caso per caso.

Si può aprire un muro portante senza cerchiatura?

La cerchiatura non è un obbligo in sé: è una delle soluzioni possibili. Per aperture piccole la verifica può dimostrare che basta un architrave dimensionato per quel carico. Per aperture ampie serve di solito un portale. Quello che non si può saltare è il calcolo: è la verifica a stabilire quale rinforzo serve.

Si può abbattere del tutto un muro portante?

Togliere l’intero muro significa affidare la sua funzione a un’altra struttura, di solito un portale o un telaio che porta i carichi fino a terra. In alcuni casi è possibile, ma è un intervento più pesante di un varco: la verifica riguarda una parte più ampia dell’edificio. Va valutato caso per caso.

Chi può progettare l’apertura in un muro portante?

Serve un progetto strutturale firmato da un tecnico abilitato, che si assume la responsabilità del calcolo. Il progetto indica la soluzione, i profili, gli appoggi e le fasi di lavoro. L’impresa lo esegue sotto la direzione dei lavori. Un preventivo dell’impresa senza progetto non sostituisce questa parte.