Vulnerabilità sismica di un edificio: cosa significa

Il Dipartimento della Protezione Civile dà una definizione precisa della vulnerabilità sismica. È la propensione di una struttura a subire un danno di un certo livello, per un terremoto di data intensità. È quindi una caratteristica della costruzione, non del territorio.

Il rischio sismico nasce dalla combinazione di tre fattori. La pericolosità riguarda il territorio: quanto spesso e quanto forte vi si verificano terremoti. La vulnerabilità riguarda l’edificio. L’esposizione riguarda ciò che si può perdere: persone, beni, patrimonio. Per chi possiede un immobile la differenza è pratica. La pericolosità non si può cambiare. La vulnerabilità invece dipende da scelte costruttive e da interventi, e quindi si può conoscere e ridurre.

FattoreCosa descriveDa cosa dipende
PericolositàFrequenza e forza dei terremoti in un territorioSismicità della zona, non il singolo edificio
VulnerabilitàPredisposizione dell’edificio a danneggiarsiStruttura, età, materiali, collegamenti, edifici vicini
EsposizionePersone e beni che possono subire perditeUso dell’edificio e numero di occupanti

La zona sismica dice quanto può tremare il territorio. La vulnerabilità dice come risponde quel singolo edificio.

Capochiave in ferro di una catena sull'angolo in mattoni di una vecchia cascina della pianura bergamasca

La zona sismica del Comune non basta a giudicare un edificio

In Lombardia la classificazione dei Comuni segue la delibera regionale n. 2129 dell’11 luglio 2014. Secondo il Geoportale della Lombardia, 57 Comuni sono in zona 2, 1.025 in zona 3 e 445 in zona 4. Nella Bergamasca e nelle province vicine la zona va controllata Comune per Comune, sulla mappa regionale.

La zona però non è un giudizio sulla casa. La Protezione Civile ricorda che dal luglio 2009, con le norme tecniche del 2008, il calcolo usa un’accelerazione di riferimento propria del sito. È ricavata dalle coordinate del luogo, indipendentemente dai confini comunali. La zona resta utile soprattutto per la pianificazione e per i controlli degli enti, e incide sulle pratiche per i lavori strutturali.

C’è poi un punto che spesso preoccupa i proprietari. La Circolare n. 7 del 2019, che spiega come applicare le NTC, al paragrafo C8.3 esclude un caso preciso. La revisione delle norme o delle zone, da sola, non obbliga a verificare un edificio esistente. Se il tuo Comune cambia zona, non scatta per questo l’obbligo di verificare la casa.

Cosa rende vulnerabile un edificio esistente

Le Norme Tecniche per le Costruzioni 2018 dedicano il capitolo 8 alle costruzioni esistenti. Al paragrafo 8.2 elencano quattro aspetti da considerare. Un edificio riflette le conoscenze dell’epoca in cui è stato costruito. Può avere difetti non visibili. Può aver subito azioni passate i cui effetti non si vedono del tutto. E può presentare degrado o modifiche rispetto all’origine.

Il tipo di costruzione cambia i punti deboli da guardare. Nelle murature, dice il paragrafo 8.7.1, i meccanismi locali sono favoriti da collegamenti scarsi tra pareti e solai o tra pareti che si incrociano. Negli edifici in aggregato, tipici dei centri storici, contano anche le spinte e le differenze di altezza con le costruzioni accanto.

Tipo di edificioCosa si guarda per primoRiferimento NTC 2018
MuraturaCollegamenti tra pareti, solai e copertura; spinte di archi e volte§ 8.7.1 e § 8.7.4
Cemento armato o acciaioElementi e meccanismi duttili o fragili, cioè che cedono con o senza deformarsi prima§ 8.7.2
Costruzioni misteInterazione tra parti di materiale e rigidezza diversi, come muratura e sopralzo in cemento armato§ 8.7.3
Edifici in aggregatoSolai sfalsati, prospetti non allineati, unità vicine di altezza diversa§ 8.7.1

Anche le modifiche contano, e spesso pesano sulla vulnerabilità sismica più dell’età. Un varco in una parete portante aperto senza progetto cambia il modo in cui il muro porta i carichi. Lo stesso vale per un tramezzo eliminato, un solaio rifatto più pesante, un piano aggiunto. Per questo la storia dell’edificio è il primo dato da ricostruire.

Come si misura la vulnerabilità sismica di un edificio

Esistono metodi statistici, che classificano gli edifici per tipologia sulla base dei danni dei terremoti passati. La Protezione Civile precisa però che hanno carattere statistico. Non possono valutare il singolo edificio. Per conoscere la vulnerabilità sismica della tua casa serve una valutazione specifica, svolta da un tecnico abilitato secondo il capitolo 8 delle NTC.

La valutazione parte dalla conoscenza dell’edificio, descritta al paragrafo 8.5. Comprende storia della costruzione, rilievo, quadro delle fessure e prove sui materiali eseguite da un laboratorio autorizzato. Più la conoscenza è approfondita, meno il calcolo deve essere prudente sui valori incerti. Il risultato in campo sismico si esprime con un rapporto, indicato nelle NTC come ζE. Confronta l’azione sismica massima che la struttura sopporta con quella che si userebbe per progettare una costruzione nuova.

Un rapporto pari a uno significa che l’edificio regge l’azione richiesta oggi a una costruzione nuova. Sotto uno, ne regge una parte.

Quel numero vale per quell’edificio, con quei materiali e quel livello di conoscenza. Non si trasferisce alla casa accanto, anche se costruita nello stesso anno. Quando mi viene chiesta una verifica, parto dai documenti e dal rilievo, non da una stima a vista.

Quando conviene far valutare la vulnerabilità sismica

In alcuni casi la valutazione è un obbligo. Il paragrafo 8.3 delle NTC la richiede, tra l’altro, con un degrado o un danno significativo della struttura. La richiede anche con un cambio d’uso che aumenta in modo significativo i carichi. Lo stesso vale per interventi che interferiscono con elementi strutturali e per opere realizzate senza titolo o in difformità.

In altri casi conoscere la vulnerabilità sismica è una scelta del proprietario. Succede prima di comprare un edificio datato, prima di lavori importanti da programmare, o quando ci si chiede quanto sia robusta la propria casa. La valutazione della sicurezza strutturale risponde con un calcolo e una relazione firmata, non con un’impressione.

Cosa succede se l’edificio risulta inadeguato? Dipende da quali azioni non regge. Se non regge i carichi di tutti i giorni, il paragrafo 8.3 impone di limitare l’uso o di intervenire. Se la carenza riguarda il sisma, la Circolare indica che uso e programmazione degli interventi si decidono valutando più fattori. Tra questi la gravità della carenza, la pubblica incolumità e le risorse disponibili.

Eliminare una criticità locale può aumentare la sicurezza in modo sensibile, anche con opere di impatto contenuto: lo scrive la stessa Circolare.

Domande frequenti sulla vulnerabilità sismica

Come faccio a sapere in che zona sismica è il mio Comune?

In Lombardia la zona di ogni Comune è fissata dalla delibera regionale n. 2129 del 2014. Si controlla sulla mappa pubblicata dal Geoportale della Lombardia. La zona serve soprattutto alla pianificazione e ai controlli degli enti, e incide sulle pratiche per i lavori strutturali. Per il calcolo l’ingegnere usa invece l’accelerazione di riferimento propria del sito.

Una casa in zona 4 è al sicuro dal terremoto?

La zona 4 è quella in cui la probabilità di un terremoto è più bassa, secondo la Protezione Civile. Bassa però non vuol dire zero. La risposta dell’edificio dipende dalla sua vulnerabilità: materiali, collegamenti, modifiche, degrado. Senza una verifica nessuno può dire che una casa è sicura solo per la zona in cui si trova.

Se il Comune cambia zona sismica devo far verificare la casa?

No, non per questo motivo. La Circolare n. 7 del 2019, al paragrafo C8.3, esclude dai casi di verifica obbligatoria la semplice revisione delle norme o delle zone. L’obbligo nasce da altre situazioni: danni o degrado significativi, cambi d’uso con più carichi, interventi sulla struttura, opere eseguite senza titolo.

Un edificio in cemento armato è meno vulnerabile di uno in muratura?

Non si può dire in generale. Le NTC trattano i due materiali con criteri diversi, perché hanno punti deboli diversi. In muratura pesano soprattutto i collegamenti tra pareti e solai. Nel cemento armato conta la differenza tra elementi duttili e fragili. Contano anche l’epoca, i dettagli costruttivi e le modifiche subite.