Cos’è il certificato di idoneità statica
Il riferimento di partenza è l’art. 35 della legge 47/1985, quella del primo condono edilizio. Al terzo comma, lettera b), prevede la certificazione di idoneità statica per le opere abusive oltre i 450 metri cubi. La redige un tecnico abilitato all’esercizio della professione e attesta l’idoneità statica delle opere eseguite.
La stessa norma rinvia a un decreto ministeriale per stabilire gli accertamenti necessari. È il DM 15 maggio 1985, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 135 del 10 giugno 1985: “Accertamenti e norme tecniche per la certificazione di idoneità statica delle costruzioni abusive”. È stato modificato dal DM 20 settembre 1985, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 234 del 4 ottobre 1985.
Nel linguaggio di tutti i giorni si parla di certificato o di relazione di idoneità statica. Il contenuto è lo stesso: un documento firmato che dice se la struttura, così com’è, regge i carichi previsti per il suo uso.
Il certificato di idoneità statica non descrive come dovrebbe essere l’edificio: descrive com’è, e dice se così com’è regge.
Quando serve il certificato di idoneità statica
Il caso previsto dalla legge resta il condono. Le pratiche presentate con le tre leggi sul condono, del 1985, del 1994 e del 2003, possono essere ancora aperte negli archivi comunali. Le leggi successive al 1985 hanno cambiato in parte la documentazione da allegare: la legge 724/1994, all’art. 39, ha sostituito diversi documenti con una dichiarazione del richiedente. Quando il Comune riprende una pratica, quali documenti strutturali servono va verificato sulla legge di quel condono e con l’ufficio.
Poi ci sono le sanatorie ordinarie. Se la difformità riguarda elementi portanti, o se l’edificio non ha documenti strutturali, la parte urbanistica da sola non chiude la pratica. Ad Arzago d’Adda un portico in legno era stato costruito senza titolo come ampliamento di un’abitazione. Per il permesso di costruire in sanatoria è servita una relazione di idoneità statica del portico, che ha confermato le sezioni dei profili e i collegamenti con le strutture esistenti.
Il terzo caso è l’agibilità. L’art. 24 del DPR 380/2001 chiede di allegare alla segnalazione certificata il certificato di collaudo statico. Molti edifici costruiti prima della legge 1086/1971 non hanno né denuncia delle strutture né collaudo. A Fornovo San Giovanni, per una palazzina dei primi anni Sessanta, la SCIA in sanatoria con agibilità ha richiesto una relazione di idoneità statica su muri portanti, solai e copertura in legno. Era necessaria proprio perché l’edificio è anteriore alla legge 1086/1971, che ha introdotto la denuncia delle opere in cemento armato e il loro collaudo. Senza quei documenti, la relazione è il modo per dimostrare al Comune che la struttura regge l’uso abitativo.
Infine alcuni Comuni lo chiedono nei propri regolamenti edilizi. Il Regolamento edilizio di Milano prevede la verifica di idoneità statica per gli edifici con più di cinquant’anni. I termini per presentarla, però, sono stati sospesi in attesa del nuovo Regolamento edilizio. Chi ha un immobile in un Comune diverso deve controllare il regolamento edilizio locale vigente.
| Situazione | Documento di riferimento | Norma |
|---|---|---|
| Pratica di condono con opere oltre i 450 metri cubi | Certificato di idoneità statica | Art. 35 L. 47/1985 e DM 15/05/1985 |
| Sanatoria di opere che toccano la struttura | Relazione di idoneità statica o valutazione della sicurezza, secondo il caso | DPR 380/2001 e NTC 2018, capitolo 8 |
| Agibilità di un edificio senza collaudo | Documentazione strutturale da concordare con il Comune | Art. 24 DPR 380/2001 |
| Crepe, degrado, cambio d’uso con più carichi | Valutazione della sicurezza | NTC 2018, capitolo 8 |
| Intervento strutturale nuovo | Progetto, pratica sismica e collaudo | Artt. 65, 67, 93 DPR 380/2001 |
Idoneità statica e valutazione della sicurezza: due strade diverse
I due termini vengono usati come sinonimi, ma non lo sono. Il certificato di idoneità statica nasce per condono e sanatoria e dice se la struttura regge i carichi del suo uso. La valutazione della sicurezza strutturale del capitolo 8 delle NTC 2018 riguarda invece edifici con danni, degrado, cambi d’uso o lavori strutturali, e misura quanto regge.
Il certificato di idoneità statica non rende un edificio antisismico. Riguarda i carichi dell’uso; la risposta al sisma è un’altra verifica.
Come si arriva al certificato: rilievo, verifica, relazione
Il lavoro parte dalle carte. Si cercano in Comune e presso il committente progetti, calcoli, collaudi, titoli edilizi. Su un edificio degli anni Sessanta spesso c’è poco o nulla. Allora la verifica si basa sul rilievo diretto degli elementi strutturali e dei loro collegamenti.
| Fase | Cosa si fa |
|---|---|
| Raccolta documentale | Ricerca di titoli, progetti, calcoli e collaudi in Comune e presso il committente |
| Sopralluogo e rilievo | Rilievo di murature, solai, coperture, strutture in cemento armato o acciaio e del loro stato |
| Indagini, se servono | Saggi o prove sui materiali quando i dati del rilievo non bastano |
| Verifica | Confronto tra la capacità degli elementi e i carichi previsti per l’uso |
| Relazione | Esito firmato, con le eventuali limitazioni o gli interventi necessari |
Non sempre serve una prova di carico. Si ricorre a indagini più approfondite quando il rilievo lascia dubbi sui materiali o sul comportamento della struttura.
Se l’esito non è positivo, la relazione lo dice e indica cosa fare. Si può limitare l’uso, cambiare la destinazione di un locale o progettare un intervento di rinforzo. La relazione di idoneità statica parte sempre dal rilievo, anche quando mancano collaudi e documenti storici. La seguo nella Bergamasca, anche nelle province di Milano e Cremona.
Domande frequenti
Chi può firmare un certificato di idoneità statica?
Un tecnico abilitato all’esercizio della professione, nei limiti delle sue competenze sulle strutture. La legge 47/1985 non chiede altro. Alcuni regolamenti comunali possono fissare requisiti ulteriori per i propri certificati. Chi firma risponde di quanto attesta, quindi la verifica deve basarsi su rilievo e dati documentati.
Il certificato di idoneità statica ha una scadenza?
La legge non fissa una scadenza. Il certificato descrive però la struttura in un momento preciso. Se dopo la firma l’edificio subisce danni, cambia uso con carichi maggiori o riceve lavori strutturali non verificati, quel documento non rappresenta più lo stato reale e va rifatto.
Serve il certificato di idoneità statica per vendere casa?
Non c’è un obbligo nazionale di allegarlo al rogito. Possono chiederlo il regolamento edilizio del Comune, la banca che concede il mutuo o l’acquirente, soprattutto per edifici datati senza collaudo. Se la vendita fa emergere una difformità strutturale, la relazione serve comunque per regolarizzarla.
Un edificio collaudato ha bisogno del certificato di idoneità statica?
Per il condono, la legge 47/1985 non lo richiede se l’opera è già collaudata, salvo richiesta motivata del Comune. Per altri usi conta cosa è successo dopo il collaudo. Modifiche ai muri portanti, nuovi carichi o danni possono rendere necessaria una nuova verifica della struttura.